Già nell’antica Giarratana esisteva una chiesa dedicata all’Apostolo San Bartolomeo. Nelle Collettorie Vaticane delle decime per gli anni 1308-1310 viene menzionata la chiesa di s. Bartolomeo che con san Nicolò esan Michele pagava la decima alla Santa Sede. Doveva trattarsi, quasi sicuramente della chiesa di cuilo storico locale A. Dell’Agli quando afferma che “le reliquie di SanBartolomeo apostolo e patrono primario “ab antico” erano custodite nella Chiesa Madre,” perché la chiesa di detto Santo essendo fuori le mura e non bene assicurata, era esposta a ladronecci, e ciòfine al 1666, anno in cui fu dato termine alla novella chiesa di san Bartolomeo.” Nel 1670, quando era parroco don Francesco Calagiore da Palazzolo, detta Chiesa fu elevata a filiale parrocchiale sacramentale e coadiutrice della Chiesa Madre dal vescovo di Siracusa mons. Giovanni Capobianco. Oggi di tale edificio rimangono nell’antico sito le mura perimetrali. L’altare dedicata al Santo, salvato dalle macerie del sisma del 1693 fu ricostruito nella nuova Chiesa Madre insieme alla pregevole statua lignea del Patrono e alla telache lo ritrae nel momento del martirio, entrambi di autore ignoto. Provenienti dalla vecchia chiesa, nell’attuale chiesa di san Bartolomeo si conservano due acquasantiere.
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Dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693 che colpì tutto il Val di Noto, Giarratana fu edificata più a sud, nel cosiddetto “Pojo ddi li Disi” e la nuova chiesa, la terza in ordine di tempo, di San Bartolomeo fu costruita nella parte inferiore del paese, orientata da nord verso sud. A questa Chiesa, furono concessi gli stessi privilegi della vecchia Chiesa.
I lavori per la sua costruzione iniziarono pochi mesi dopo il terremoto, così da poteramministrare il primo battesimo il 15 aprile 1694, ma i lavori si protrassero fino al secolo XIX°. Fu consacrata il 29 settembre 1872 dal vescovo di Noto Mons. Benedetto La Vecchia.
La facciata che oggi ammiriamo è un esempio del tardo barocco della ricostruzionetipico di molti edificidi culto sorti a cavallo tra il XVIII° e il XIX° secolo. E’ preceduta da una ripidissima scalinata e il prospetto si presenta a tre ordini sovrapposti , con colonne binate , i primi due in stile corinzio e l’ultimo che funge da cella campanaria, con colonne in stile ionico.
Entrando, l’ambiente a pianta basilicale è ampio e luminoso, suddiviso in tre navate intercalate da colonne doriche.
Il soffitto della navata centrale è ricco di stucchia motivi floreali, opere del Gianforma e occupano lasuperficie delle quattordici vele dalfondo azzurro quasi a volerriportareil colore delcielo dentro il tempio. La parte centrale , invece, è occupata da tre dipinti opere delpittore chiaramontano Gaetano Distefano., chiamato nel 1836 dall’allora vicario Filippo Dell’Agli a eseguirli aventi per tema: la discesa di Mosè dal Sinai, la Trasfigurazione, la Cananea.
In fondo alla navata centrale la cappella maggiore, che custodisce la statua del Patrono san Bartolomeo. Fu costruita nel1935 su progetto dell’ing. Sciutidi Catania e andò a sostituire il vecchio altare in legno.
I lavori furono ultimati il 24 marzo 1936. La pietra utilizzata proveniente dalle cave di Canicattini Bagni. venne trasportata un blocco alla volta mediante l’utilizzo di carretti. Il blocco venivatagliato fuori dalla Chiesa, lungo la via Ruggero Settimo, e successivamentetrasportato in chiesa per essere intagliato dallo scultore catanese Platania Infine, disposto nella navata centrale, dove sul pavimento era statotracciato il disegno dell’altaredallo Sciuti, prima di essere definitivamente montato dallo stesso Plataniache ne aveva la direzione dei lavori, collaborato dai maestri Angelo e Sebastiano Ansaldi, Giuseppe Puccio, Angelo Alessandra.
Sulla sommità trovano posto le statue della Fede e della Carità opere di Mario Moschetti, (Roma 1879 - Catania 1960), famoso per essere considerato “ lo scultore dei fanciulli” in quanto modellò numerose testine infantili e un centinaio di ritratti. Proprio nell’altare dell’Apostolo a corona del cartiglio e dello stemmainserì una serie di testine di angeli che altro non furono che i volti di bimbi e bimbe di Giarratana che l’artista incontrò per il quartiere durante l’esecuzione delle due statue più grandi. Definito “artista sincero e solitario, cuore rovente, nostalgico e quasi ascetico” (E. Maganuco)per il suo stile qualcuno loparagonò al Serpotta ( S. Fiducia). In alto, al centro dell’abside un dipinto, oggi parzialmente coperto “la Gloria di san Bartolomeo"
A seguito della riforma liturgica dettata dal Concilio Vaticano II°, nel 1970 quello che rimaneva dell’antico altare in legno fu sostituito da un nuovo altarerealizzato in marmo bianco di Carrara, arricchito nel 1990 da pannelli in ceramica invetriata realizzatidallo scultore calatino Raffaele Pisello.
Il pavimento della navata centrale fu realizzato nel 1881 su disegno dell’Ing. Carlo Malerba da Catania in marmo bianco di Carrara e bardiglio azzurro cinereo.
Le due navate laterali portano rispettivamente alla Cappella del Santissimo Sacramento o del SS. Cristo alla Colonna e alla Cappella della Madonna del Carmelo.
Glialtari laterali sono opera dell’artigiano calatino Placido Privitera che li realizzò negli anni 1857-1859 con tecnica a schisto
Tra le opere ricordiamo due grandi tele di Marcello Vieri : la Madonna del Carmelo, tra due Santi Carmelitani (1795) e la Madonna del Buon Consiglio con San Vincenzo Ferreri (1795).
Altre tele di notevole interesse sono:
“Il martirio di San Bartolomeo” e “il Martirio di san Giovanni Battista” che necessitano di intervento di restauro.
Tra le opere lignee : La Madonna del Carmelo, la Desolata del 1757(?) di scuola napoletana.
Nell’ultimo altare della navata sinistra , si conserva un bellissimo Crocifisso, in cartapesta attribuitoalla scuola spagnola del XVIII° secolo..
Interessanti per la loro fattura sono il pulpito e l’organo.
Altari:
navata sinistra
Santa Lucia
Conversione di San Paolo
Madonna del Buon Consiglio e san Vincenzo Ferreri
Crocifisso
navata destra
La peccatrice perdonata
San Biagio – Presentazione al tempio
San Sebastiano Martire
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