Una traccia del culto di san Bartolomeo negli Iblei lo riscontriamo nell’Ipogeo di Contrada “Pianette” nella vicina Palazzolo Acreide. L’ipogeo, conosciuto come “Grotta dei Santi”, è uno dei più interessanti monumenti del territorio databile tra il VI° e VII° secolo d. C. Le pareti risultano decorate di affreschi databili al XII° - XIII° secolo , che raffigurano: San Giovanni Battista, San Paolo, San Nicola, la Mater Domini, la Madonna Odigitria, San Bartolomeo.
Nel territorio di Giarratana, si ha notizia di una prima chiesa dedicata all’Apostolo nelle Collettorie Vaticane perché soggetta alle “Rationes Decimarum” negli anni 1308-1310.
La primitiva statua del Santo, del XVI° secolo è custodita in Chiesa Madre, viene esposta alla venerazione dei fedeli nella ricorrenza del sisma dell’11 gennaio 1693 e nel mese di agosto. Di pregevolissima fattura, lo ripropone secondo i canoni della tradizione orientale : diritto , con il libro del Vangelo e il coltello. Il bellissimo altare in pietra con colonne tortili e a timpano spezzato, custodisce la tela di autore ignoto , che lo raffigura nel momento culminante del martirio.
La statua venerata nell’omonima chiesa lo mostra seduto in trono , con la destra benedicente mentre la mano sinistra impugna il coltello. Raffigurazioni di S. Bartolomeo in trono sono presenti in epoche precedenti: il dipinto conservato presso il Museo Diocesano di Agrigento, dove il santo è con la destra benedicente mentre la mano sinistra tiene il coltello, o la statua marmorea della cattedrale di Benevento opera di Nicola da Monteforte , dove il coltello è tenuto nella destra, mentre la mano sinistra regge il libro dei Vangeli sono solo due esempi risalenti al secolo XIV° , Lo troviamo raffigurato in trono nel mosaico della basilica di san Marco a Venezia, nell’Abbazia di Viboldone ad opera di Giusto de’ Menabuoi, ed ancora nel Giudizio Universale della basilica di santa Cecilia in Tastevere a Roma, dove appare con gli altri undici Apostoli nel momento solenne del Giudizio Universale.
L’immagine venerata ,dunque, fa chiaro riferimento alle promesse fatte da Cristo agli Apostoli. I Dodici verranno chiamati nel giorno della “nuova creazione” a giudicare le dodici tribù di Israele “In verità vi dico:voi che mi avete seguito,nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono, della sua gloria, siederete anche voi sui dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele” (Matteo 19,27-28), e vi si può cogliere anche un riferimento allaTradizione Patristica dei primi secoli.Sant’Agostino, nel “Commento sui salmi” dice:” Dio,(…) ha per trono i cieli, cioè gli Apostoli e i predicatori del vangelo”( Liturgia della festa di san Bartolomeo)ed ancora San Pier Damiani nei “ Discorsi” afferma:” Gli Apostoli , da proprietari che erano di reti senza valore, ottengono il trono della gloria nei cieli. Come furono senza ricchezza in terra, ora governano il mondo intero e seggono sui troni come giudici della Gerusalemme celeste. Un tempo erano gli ultimi degli uomini, ora sono concittadini e compagni di angeli”. ( -Sermo 57)
La statua, con il ricco trono insiste su una pedana, che funge da basamento, un pezzo cinquecentesco adattato allo scopo. La pedana è pervasa da un motivo floreale con foglie di acanto e ciascun lato contiene una testa di angelo, mentre agli angoli si notano teste di draghi , tipici della scultura del ‘1500. Gli angoli del basamento non hanno la perfetta corrispondenza,in quanto frutto di un lavoro di assemblaggio di pezzi precedenti all’arte del momento della realizzazione ( sotto la base una trave porta incisa la data del 1704 preceduta da M ed F). Da notare, inoltre la presenza di melagrane, un elemento tipico dell’iconografia paleocristiana, oltre ad essere un frutto tipico delle terre di Giarratana.
Il trono, ha un elemento molto interessante nello straordinario volto di putto posto nello schienale che rivolge lo sguardo verso l’alto (verso il cielo). Lo schienale , sul lato esterno, è realizzato con grande foglie di acanto che fanno da cornice ad uno scudo sostenuto da due angeli e sormontato da una corona. All’interno lo scudo porta scolpite, dalla parte esterna la corona dei martiri, il coltello, simbolo del martirio subito dall’Apostolo, e lo scettro, riferito al suo patrocinio sulle terre di Giarratana, mentre sulla parte interna la palma , simbolo della gloria. Le parti laterali del trono contengono foglie di acanto, che ruotano intorno al viso di un putto e a chiusura un bracciolo fregiato. I piedi , oltre a riproporre le foglie di acanto presentano delle grandi volute avanzate rispetto a tutto l’impianto.
La statua, presenta un “corpus” che porta come data il 1682, mentre nella parte posteriore del manto si legge un'altra data 1765, quasi sicuramente un secondo rifacimento da parte di un certo Tommaso Alessi da Siracusa.
“La doratura della statua è a bolo guarzata, in complesso una duratura artistica pregevolissima. Molto interessante è il motivo floreale della decorazione del manto, elementi di fiori di colore rosso, che segue l’andamento del panneggio e distingue nettamente il manto dalla veste sottostante”. I motivi floreali, ripropongono gli stessi presenti nella pregevole statua lignea del XVI° secolo, quasi a voler sottolineare una certa “continuità”.
“Elemento importante della statua è il modo con cui è realizzata la struttura interna ossia con paglia sminuzzata, frammenti di stoffa, quindi pergamena e all’esterno gessatura con cartapesta e con tela sottile”.
Il baldacchino che racchiude la statua del santo, realizzato agli inizi del 1700, impone fare altre considerazioni. Contrariamente a quello che è stato affermato cioè, di esser solamente frutto di arte popolare, il committente volle dall’artista, (o dagli artisti) un’opera che servisse da “catechesi”per una popolazione per lo più analfabeta.
Una prima lettura catechistica si può avere dalla cupola del baldacchino: essa ha la forma di un ottagono, un fonte battesimale capovolto il cui numero otto, nella catechesi battesimale sta a significare il giorno della Risurrezione del Signore, il giorno che non conosce tramonto,la nuova creazione “la parusia”. Il numero otto, infatti, è ricorrente sul baldacchino, così da essere ripetuto anche nelle figure angeliche .Al centro della cupola , campeggia lo Spirito Santo, raffigurato come colomba. Il riferimento è proprio all’episodio della Pentecoste, San Bartolomeo, fu battezzato dal fuoco dello Spirito Santo. “Riceverete forza dallo Spirito”
La presenza della melagrana come si è detto oltre ad essere un albero tipico del territorio giarratanese, è comune nell’iconografia dei primi secoli della Chiesa e racchiude una simbologia nel linguaggio mistico cristiano. Il Cantico dei Cantici così si esprime: “Ti farò bere il vino aromatico, il succo della mia melagrana”( CdC 8,2) Il succo della melagrana è ciò che riceve l’anima nel conoscere. La mistica cristiana traspone il simbolismo del Cantico dei Cantici sul piano spirituale e, per questo, san Giovanni della Croce considera i semi di melagrana rappresentativi delle perfezioni divine e la rotondità del frutto un espressione dell’eternità. La soavità del succo diventa simbolo di godimento dell’anima che ama e conosce ( qui, dunque, il riferimento alla chiamata di Natanaele “prima che Filippo ti chiamasse io ti ho visto …..cioè ti conoscevo). I padri della Chiesa hanno visto nella melagrana una figurazione della Chiesa stessa ( riferimento a san Paolo, “edificati sopra il fondamento degli Apostoli” Efesini 2,20). Infatti come la melagrana contiene sotto un unica scorza un gran numero di semi, così la chiesa unisce in una sola fede popoli diversi.
Natanaele, è visto come “un vero israelita” uomo “dotto “ fedele alla legge . Una lettura anche ebraica, ci aiuta a capirlo. Per l’ebraismo ciascuna melagrana, piccola o grande che sia contiene 612 chicchi, tanti quanti sono i versi della Torah-legge. Per questo il frutto è simbolo della legge di Dio, della sua alleanza. Natanele-Bartolomeo dunque, essendo uomo della legalità, incarna l’uomo israelita fedele all’alleanza di Dio con il suo popolo.
Le statue dei Santi, che adornano il baldacchino ,. vengono indicati come compagni di viaggio ,e brillano nella Chiesa come stelle, ad immagine dell’Astro luminoso che è Dio. Sono rappresentati le due martiri che si venerano nella Chiesa (Santa Lucia e Santa Ilaria) i Padri (nella figura di un Santo Vescovo), e i Dottori ( nella figura di san Domenico di Guzman)