Giarratana, festeggia il suo Patrono, San Bartolomeo Apostolo, il giorno 24 agosto. La festa non è cambiata nella ritualità, una vera fortuna, se si tiene conto di quante cose sono cambiate. San Bartolomeo ha conservato quasi intatto la stessa passione di una volta, con suoni e colori, propri di una festa barocca. Certo non ci sono più gli ambulanti di una volta, non c’è il lancio dei “palloni” aerostatici che venivano fatti alzari in volo il pomeriggio e la sera della festa, ma la questua è rimasta immutata, “i nzaiareddi”, lunghe strisce di carta colorata, lanciati dal campanile della chiesa all’uscita della processione, vengono ancora preparati come una volta, con le piccole pietruzze, e “alliate” da un intero quartiere, in tempi ristretti, una settimana , dieci giorni al massimo. Giuseppe Leone, fotografo di rinomata fama, ha fatto emergere questa festa, portandola fuori dai confini della provincia iblea con una bella foto che immortala il momento dell’uscita del fercolo del Santo La festa, ha il suo inizio il 16 agosto, quando le campane delle chiese suonano tra lo sparo di mortaretti annunciando che la “vara” lascia l’altare maggiore, dove è stata custodita per un intero anno per essere spostata nella navata centrale. E poi la fiera, oggi racchiusa tra la mezzanotte e il mezzogiorno del 21 agosto, uno scampolo di quella grandiosa fiera che fino agli anni 50 del secolo scorso durava per più giorni. Migliaia di persone giungevano a Giarratana pronte ad incrementare l’economia essenzialmente agricola dell’area geografica degli Iblei fino a quando gli assetti economici mutarono e di conseguenza cambiarono le abitudini della gente. Così, quello che rimane oggi, in un era globale basta per richiamare ancora folla di forestieri, arrivati tra queste colline più per curiosità che per negoziare. Per tutti rimane “a fera ro patrono”, la fiera del Patrono. Per tutte le sere successive, teatro, musiche e l’immancabile concerto bandistico. Finalmente il 24 agosto, ricorrenza liturgica del santo. Il locale simulacro lo mostra seduto su un trono splendidamente lavorato, trionfo di barocco, tra volute di foglie d’acanto, putti, con la mano destra benedicente, mentre con la sinistra tiene il coltello, simbolo del martirio subito: la decoriazione. Dopo il solenne pontificale, presieduto dal vescovo, pochi minuti prima del mezzogiorno, arriva il momento più atteso: l’uscita del simulacro tra lo scoppiettio di mortaretti e il lancio degli “nzaiareddi”. Una ressa spaventosa va a formarsi attorno al fercolo. In un clima di gran confusione e di commozione san Bartolomeo inizia la discesa di quei ripidissimi 19 gradini. Una muraglia umana ne accompagna l’arrivo in strada . Poi la statua viene sollevata sempre più in alto tenendo le grosse travi con le punta delle dita e tra i “viva u patronu”, la processione inizia il suo lento camminare tra il quartiere antico “u cuozzu”. Tutto scandito dal suono della campana d’argento.
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Foto di G. Leone - 1981
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